“Se avessi avuto solo questo da fare, avrei risolto la questione in poco tempo; ma dovevo studiare e poi ancora darmi da fare con il tirocinio, la pacchia era finita”.

La fine della pacchia era proprio la carriera universitaria. Erano finiti i tempi dei guanti bianchi, delle guide rosse, delle camicie perfettamente lavate, stirate e con i colletti inamidati che sembravano marmo. Dopo l’università c’era l’attività di ricercatore presso la clinica universitaria. “In pratica, facevo la fame: la carriera universitaria l’adoravo, mi piaceva insegnare, ma non si guadagnava il becco di un quattrino. E per quanto non si guadagnasse nulla, si lavorava per 12/13 ore al giorno. Il premio per tutto questo, era un posto con i Grandi, quelli che contavano: ma l’obiettivo poteva sfuggire per un niente.”

La ricerca della sua verità, quindi rallentò. Il Professore aveva deciso di rileggersi riga per riga le 16 pagine delle Osservazioni per trovare ogni singolo appiglio da sviluppare soprattutto su quei due nomi che a fianco di quello di Redi, apparivano e scomparivano tra un capoverso e l’altro: uno era quello di Giovanni Cosimo Bonomo, e su questo c’era poco da aggiungere viste le vicende personali che gli avevano permesso di vivere per solo 30 anni e di produrre praticamente nessun altra attività di ricerca oltre alle Osservazioni; l’altro era quello di Giacinto Cestoni, uno speziale di origine marchigiana che viveva da anni a Livorno: e qui le cose stavano in maniera completamente differente.

Giacinto Cestoni era misconosciuto al tempo, come d’altronde lo è ora, ma aveva lasciato più di una traccia del suo passaggio, una delle quali molto evidente: un Epistolario ad Antonio Vallisnieri che conteneva parte del carteggio, circa 580 lettere, che lo speziale aveva inviato ad Antonio Vallisnieri con cadenza maniacale per 20 anni. Le lettere, che si trovavano in gran parte presso la Biblioteca Marucelliana di Firenze erano state trascritte da un altro marchigiano famoso, Silvestro Baglioni, che nel 1940/41, in piena seconda guerra mondiale, ne aveva curato l’edizione da parte della Reale Accademia d’Italia. Anche di questo lavoro si trovavano qua e là brandelli di testo, ma nessuno dei due volumi in cui era stata divisa l’opera.

Il Professore cambiò strategia; parlò con il bibliotecario capo e gli chiese di procurargli – dietro ricompensa – qualsiasi cosa che avesse a riferimento Bonomo, Cestoni e i pellicelli: l’Epistolario saltò fuori proprio in questo modo. [segue]