Nella storia che racconto su LIR, L’Accademia del Cimento si affaccia appena, ma non passa inosservata, anzi. Il Cimento nacque nel 1657, a Firenze per volontà di Leopoldo, figlio minore del granduca Cosimo II e fratello del futuro granduca, Ferdinando II. Come tutti i Medici del periodo granducale, Leopoldo era un grande appassionato di tutto il nuovo che stava nascendo e siccome tempo e soldi non gli mancavano pensò bene di mettere insieme tutte le menti libere che circolavano intorno alla deflagrazione galileiana e di riunirla, senza regole, forme o altre costrizioni in una stanza di Palazzo Pitti. Pensate: coloro che erano stati incaricati dalle autorità canoniche di eseguire la condanna di Galilei, non solo permisero allo scienziato pisano di creare una specie di università ad Arcetri, ribollente di decine di studenti, ma non appena si cominciarono a smorzare le fiamme del processo, crearono una vera e propria cerchia di ‘sovversivi’ dentro le stanze granducali.

In realtà, al Cimento collaborarono anche tanti gesuiti e molti di questi in maniera preminente, come Honoré Fabri.

Nella mia storia il Cimento è importante perché rappresenta il luogo delle più aspre controversie tra ricercatori del calibro di Rinaldini, Oliva e Redi proprio in ambito biogenetista. In realtà non furono molte le ricerche svolte in questo ambito all’interno del Cimento, perché si privilegiarono studi di fisica, matematica, astronomia: e questo innanzitutto per l’estrazione di Galilei che aveva formato allievi in campi a lui più congeniali; ma soprattutto perché le osservazioni di carattere medico, biologico, richiedevano un impegno ed una preparazione che era molto più onerosa. Tant’è che quando Galilei si mise a discorrere di moscerini e della loro origine, non ne azzeccò una.

Comunque, di Cimento, ne continuerete a leggere delle belle.