La Teoria Umorale, fu concepita da Ippocrate di Coo e può essere considerata il più antico tentativo di ipotizzare una spiegazione dell’insorgenza delle malattie. Ippocrate definì l’esistenza di quattro umori base, ovvero bile nera, bile gialla, flegma ed infine il sangue. A questi corrispondono quattro temperamenti (sanguigno, collerico, melanconico, flemmatico), quattro qualità elementari (freddo, caldo, secco, umido), quattro stagioni (primavera, estate, autunno e inverno) e quattro stagioni della vita (infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia). Il buon funzionamento dell’organismo dipenderebbe dall’equilibrio degli elementi, definito eucrasia, mentre il prevalere dell’uno o dell’altro causerebbe la malattia ovvero discrasia.

Che cosa c’entrasse la rogna, la scabbia con la Teoria Umorale è abbastanza intuitivo. Il guastarsi degli umori interni, anche di uno solo, portava ad una sorta di acidificazione degli umori che risalivano in superficie, attraversavano i pori e sfociavano sulla cute. Quest’ultima veniva resa putrida dall’azione degli acidi e generava quei minuscoli acari che al tempo venivano chiamati pellicelli, proprio ad indicare la loro origine.

E come curereste qualcosa di fluido che ha riempito un corpo? Intuitivamente, espellendolo. E così si è sempre fatto praticamente fino agli inizi del secolo scorso con risultati piuttosto sconfortanti, visto che Washington, Richelieu e Raffaello (che contavano non certo sul cerusico dietro l’angolo) sono morti proprio dopo un salasso.

I medici del tempo, d’altronde, quando le cose non funzionavano, non trovavano di meglio che estremizzare questo tipo di ‘terapia’ portandola ad eccessi da film horror. Ma anche tralasciando i casi estremi, come quello di Giovanni Rasori che arrivava a cavate di sangue di 7/800 millilitri ogni giorno e per 4 giorni, la quantità media si sangue cavato si attestava su quantità rilevanti.

Come detto, la rogna, in quanto malattia umorale per eccellenza, non riceveva trattamento differente da ogni altra affezione. Il salasso nella rogna era pratica consolidata e soprattutto principale: a questa, si affiancavano poi tutta un’altra serie di cure residuali (il mangiare leggero, il bere moderatamente e di buona qualità, spezie ed erbe medicali) che comunque non potevano prescindere da qualche litro di sangue cavato.

I risultati, ovviamente erano nulli; o meglio, provocavano tali indebolimenti che portavano spesso a cachessia e poi alla morte.

Così, una malattia che poteva esser curata con pochi fiorini e in non più di una settimana, diventava devastante per il fisico e per le finanze: scegliere un medico ‘di grido’ poteva portare ad una morte per povertù, più che ad una morte per scabbia.