Il pellicello

Una delle presenze costanti di millenni di storia umana. Conosciuto oggi come acaro della rogna, o, più dottamente, Sarcoptes scabiei, il pellicelloha infestato la vita dell’uomo fino dalla sua comparsa sulla terra. Per millenni è stato considerato come l’effetto visibile degli umori interni corrotti, a loro volta causa della rogna, una malattia paradigma dei due capisaldi del sapere pre-galileiano; la Teoria Umoralistica e la Teoria della Generazione Spontanea.

Giacinto Cestoni

Più di Galileo Galilei, in Biologia: semplicemente questo. Giacinto (o Diacinto, alla toscana, come gli piaceva farsi chiamare, lui che toscano non era) Cestoni è stato l’autore, non ancora completamente riconosciuto, del primo caso documentato al mondo in cui si è manifestata la Scienza Medica, quella di oggi, basata su uno stretto nesso tra causa ed effetto.

Lorenzo Bellini

Allievo di Giovanni Alfonso Borelli, che Galilei lo aveva conosciuto e di cui era stato a sua volta allievo, Bellini è uno dei primi medici completamente aperto alle nuove idee galileiane. Nella vicenda del pellicello, il suo apporto è fondamentale: è lui ad attribuire decisamente il lavoro sulla scabbia a Cestoni e non a Bonomo.

ANTONIO COCCHI

Oltre ad essere stato il primo massone di rito scozzese italiano, Antonio Cocchi è stato una delle personalità più poliedriche del panorama scientifico toscano del XVIII secolo. Medico, naturalista, letterato, ha utilizzato il sistema di cura della scabbia perfezionato da Cestoni per guarire un’intera guarnigione granducale di stanza sull’Isola d’Elba. È stata forse la prima applicazione su grandi numeri, di un metodo che veniva usato comunemente per curare la scabbia ma che non riceveva alcuna attenzione da un punto di vista accademico.

silvestro baglioni

Fisiologo, studioso, politico, dalla cultura smisurata, fece trascrivere le lettere di Cestoni indirizzate a Vallisnieri (le trovate qui): è solo suo il merito di aver fatto conoscere ad un pubblico vasto le vicende dell’acaro della scabbia.

Francesco Redi

Su Francesco Redi c’è poco altro da dire che non si possa ricavare da una ricerca fatta sul web. Medico, scienziato, letterato, ma anche e soprattutto uomo di grande potere nel Granducato degli ultimi Medici, poche altre personalità del ‘600 europeo, racchiudono talento e capacità quali quelli mostrati da Francesco Redi nel corso della sua vita e della sua carriera professionale e politica.

Antonio Vallisnieri

Allievo di Malpighi, Vallisnieri è la ‘chiave di volta’ della vicenda del pellicello. A differenza di Bellini o Malpighi, Vallisnieri diffonde pubblicamente in ambito accademico, seppur con scarni risultati, il lavoro di Cestoni sulla scabbia. Inoltre, sarà grazie a lui che il carteggio con Cestoni è arrivato fino a noi. È in questo carteggio che la paternità di Cestoni della scoperta sull’origine acarica della scabbia emerge chiara e incontrovertibile.

Gualberto de soria

Filosofo profondamente galileiano, ha trasformato le strutture conoscitive di Galilei portandole in ambito economicistico. Pur non avendo conosciuto direttamente Cestoni, parla dello speziale come di colui che ha scatenato un nuovo sapere, De Soria fa parte di quella Nuova Onda toscana di cui fanno parte Magnanima, Cocchi, Targioni Tozzetti.

Alberto Razzauti

È lui lo studioso che ha rinvenuto il Manoscritto Cestoni e il Brogliaccio Redi. Basterebbe questo fatto per renderlo parte di una vicenda così importante nella Storia della Medicina. Ma il suo studio su Cestoni l’ha portato a scendere così in profondità nel lavoro dello speziale livornese che non è possibile prescindere dai tanti apporti che Razzauti ci ha saputo offrire, alcuni dei quali saranno pubblicati su questo sito.

Giovanni Cosimo Bonomo

Nella sua breve esistenza (nato nel 1666, morirà nel 1696), Bonomo è stato ritenuto dai più l’artefice della scintilla che ha dato vita alla biologia moderna. La sua disputa con Lancisi (che sembra etero-diretta proprio da Cestoni) è lo specchio più vero dello scontro tra le nuove spinte galileiane e le resistenze del vecchio mondo in biologia e medicina.

Giovanni Maria Lancisi

In questa vicenda Lancisi riflette la posizione del vecchio mondo di fronte all’avanzare delle spinte novatrici. Il modo con il quale risponde alle teorie che Bonomo (Cestoni) gli illustra sono un capolavoro di dialettica e rimane, ancora oggi, un esempio di come un solido sistema di conoscenza costruito in millenni sia stato in grado di respingere per così tanti secoli le evidenze del nuovo sistema galileiano.

Luca MALANIMA (Magnanima)

Di Luca Malanima (o Magnanima, come si farà chiamare) in questa vicenda interessa un Elogio di Diacinto Cestoni, naturalista e cittadino livornese (lo trovate nei Documenti) che più di ogni altra opera illustra quale fosse la considerazione di Cestoni ad un secolo dalla scoperta dell’origine della scabbia. Malanima è stato, in ogni caso, una personalità proteiforme e vivace, che ha saputo incarnare quel movimentismo tipico dei primi decenni dell’Illuminismo.

Marcello Malpighi

Con Bellini è stato il primo, forse dopo Redi. ad accorgersi che la scoperta dell’origine acarica della scabbia fatta da Cestoni era qualcosa di unico nella Storia della Medicina. A Cestoni, Malpighi commissionava spesso delle ricerche, Malpighi è stato egli stesso uno scienziato pratico, che realizzava direttamente molte delle osservazioni che usava per le sue teorie.

Giovanni Targioni Tozzetti

Pur non avendo conosciuto direttamente Cestoni, Targioni Tozzetti fa parte di quel gruppo di medici, letterati e studiosi toscani che ha accolto il modus operandi di Cestoni e su questo ha fatto nascere l’Illuminismo toscano e quindi italiano. A lui si deve la conservazione di alcune lettere di Cestoni, in cui si chiarisce il ruolo dello speziale livornese.

Marcellino Ittieri, Giovanni English, Giuseppe Attias

Sono stati tanti gli allievi di Cestoni, e tutti hanno finito per avere ruoli pubblici rilevanti nell’amministrazione della città labronica. Tutti, trassero da Cestoni quel suo metodo che, ad esempio, permise ad Ittieri di salvare Livorno dalla peste portata da una nave diretta a Marsiglia, impedendo al comandante di scaricare merci nel porto livornese, contravvenendo anche agli ordini superiori. La pestilenza colpì duramente Marsiglia non appena la nave toccò il porto.