la rogna e il pellicello

La storia della rogna umana è la storia dell’uomo; la rogna è sempre stata lì, per millenni, ad accompagnare re e scudieri, mendicanti e uomini d’affari, nobili e derelitti; la più democratica ed antica delle malattie con cui l’uomo abbia convissuto.

Ma proprio perché ce la siamo lasciata alle spalle da più di un secolo, ci stiamo dimenticando delle devastazioni che ha prodotto. In realtà, la storia di questa malattia e di come l’uomo l’ha debellata è paradigmatica di come la Scienza, quella galileiana abbia contribuito alla nostra evoluzione.

“Ma dove sono questi umori interni corrotti?”
in un attimo, crollò TUTTO.

 

Domande. Prima del XVII secolo non ne avevamo bisogno, perché avevano già tutte le risposte, pronte e confezionate. Il nuovo mondo (e la storia che racconto in LIR) nasce proprio a cavallo tra XVII e XVII secolo e proprio da una serie di domande per le quali le risposte non valevano.

E tra queste domande, è proprio quella del titolo quella che ha segnato il passaggio da una Medicina del NonSenso (come la chiama il Professore), alla Medicina Galileiana: dalla risposta a quella domanda (domanda che Cestoni rivolge di continuo ai propri interlocutori), che nasce la Biologia e con essa la Medicina moderna.

Il Sapere medico si era retto per millenni su due capisaldi: la Teoria della Generazione Spontanea e la Teoria Umoralistica. Entrambe le teorie erano state rielaborate dalle culture pre-cristiane, quella ebraica e greca, essenzialmente, e, con gli opportuni aggiustamenti sincretici, erano diventate dogmi a cui si piegava ogni osservazione. Così, era possibile che un uomo nascesse dalla polvere per un quid vitale; come pure che le rane si generassero, per lo stesso motivo, dalla mota, ai bordi delle strade. Ed era normale considerare ogni malattia come il disquilibrio degli umori interni, che guastatisi per chissà quale causa, generavano il male fisico. Il Medico, aveva un solo scopo: riequilibrare dei fluidi di cui sapeva poco o niente: e quindi, mangiare carne e verdure fresche, bere vino di buona qualità, brodo di pollo e qualche intruglio la cui preparazione e posologia stavano scritti su qualche libro di 300 anni prima, se andava bene. Ma soprattutto salassi, purghe, bagni in acque bollenti, irrigazioni, per espellere questi maledetti umori che nessuno sapeva cosa e dove fossero, ma che c’erano.

I morti per queste terapie del NonSenso erano molti di più di quelli che si sarebbero salvati non curandosi: cavare due e più litri di sangue ad un organismo già debilitato, che altro risultato poteva portare se non la morte?

La rogna era l’emblema della Malattia, la Malattia per eccellenza, il perfetto connubio tra le due Teorie che governavano il Sapere: ti ammalavi perché i tuoi umori interni cominciavano a guastarsi e a risalire verso l’esterno del corpo, sulla pelle, dove la putredine cominciava a distruggerla; la pelle marcita diventava l’humus da cui nascevano, per un quid vitale, i pellicelli, gli acari della scabbia che passavano la vita a distruggere con i loro rostri affilati, la vita di chi ne veniva infestato. La cura, di regola, serviva solo a far peggiorare le condizioni del malato che se si salvava, lo faceva per proprio merito, non certo per merito di chi lo curava.

Fino a quando, qualcuno non cominciò a farsi la domanda che avete letto nel titolo.

Quel maledetto pellicello…

"¶ PELLICELLO è un picciolissimo bacolino, ilquale si genera a' rognosi, in pelle in pelle, e, rodendo, cagiona un'acutissimo pizzicóre."

– Vocabolario degli Accademici della Crusca- 1ª Edizione – Venezia, 1612.

"...nelle persone, nelle quali la rogna ha fatto i suddetti progressi, la più leggiere malattia acuta può divenir mortale; poichè essa si complicherà e si farà più grave infallibilmente coll'affezione cutanea cronica , che determina costantemente lo stato adinamico, e predispone allo stato atassico.”

Metodo facile di guarire la Rogna, Carlo Arzt Birago,1821.

"...non vizio interno d’umori è la cagione immediata della rogna, ma un genere di viventi detti ‘pedicelli’ o ‘pellicelli’ "

– Antonio Cocchi, Dei Bagni di Pisa, Firenze, Stamperia Imperiale, 1750.

"...II peso inerente alla deTta Condotta è di assistere, e curare tutti gli infermi della Campagna, fare i primi , ed urgenti SalassI...”

– Da un Manifesto relativo ad un Bando della Magistratura di Offida (AP) per l’assunzione di un secondo medico di condotta: la principale capacità richiesta era quella di fare i salassi. (1840)

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